mercoledì 27 febbraio 2013

La storia del Judo

Il judo (Via della Cedevolezza) è un'arte marziale giapponese e uno sport nato in Giappone alla fine del XIX secolo, i praticanti di tale disciplina vengono denominati judoka o judoisti.

È anche una disciplina per la formazione dell'individuo nel senso morale e caratteriale. È diventata ufficialmente disciplina olimpica nel 1964, a Tokyo, e ha rappresentato alle Olimpiadi di Atene 2004 il terzo sport più universale.

La storia del Judo è inseparabile da quella del suo fondatore, Jigoro Kano. Nato in una famiglia benestante, ebbe modo di praticare vari stili di jujistu durante gli studi superiori e universitari. Ciò gli permise di diventare a 21 anni maestro benemerito (Shihan) nella scuola  Shin'yō-ryū  e diventando informalmente  maestro di Kitō-ryū, scuola specializzata in Nage waza (tecniche di atterramento al suolo) famosa per praticare lo yoroi gumi uchi (combattimento con l'armatura), una sorta di randori (pratica libera) con tecniche di proiezione, a differenza delle altre scuole che praticavano principalmente i kata (forme preordinate).

Ogni judoista (jūdōka) dovrebbe mirare durante la pratica e la vita di tutti i giorni sono:

  1.  L'educazione
  2. Il coraggio 
  3. La sincerità
  4. L'onore
  5. La modestia 
  6. Il rispetto
  7. Il controllo di sè 
  8. L'amicizia
 Il fondatore

Il fondatore è Jigoro Kano (1860-1938). Il judo è una disciplina completa per educare corpo e mente ad un migliore impiego delle proprie e altrui energie, il tutto, in un clima di collaborazione, reciproco rispetto e prosperità. Esso comprende lo studio dei modelli fondamentali (Kata) e una pratica "libera" (Randori), in cui si applicano, in modo creativo, i principi tecnici appresi. Le tecniche del judo riguardano il combattimento in piedi (Tachi Waza), a terra (Ne Waza) e le tecniche del combattimento reale (Shinken Shobu Waza).
Il patrimonio tecnico del judo é frutto dell'opera di selezione e sistematizzazione condotta da Jigoro Kano, al fine di recuperare il patrimonio delle antiche arti marziali. In questo processo di trasformazione furono coinvolti parecchi capiscuola delle scuole di ju jitsu allora esistenti. Questa operazione aveva un duplice scopo: salvare un patrimonio culturale che si andava perdendo e portare all'uomo "moderno" gli effetti positivi e benefici che la pratica di queste discipline, cosiddette "marziali", aveva con sé.
Il judo, al contrario del ju jitsu, ha finalità educative.
Questo significa che attraverso la sua pratica é possibile educare la persona, cioé "tirar fuori" dal suo essere capacità e qualità tali da contribuire al miglioramento dell'individuo e della società nel suo insieme.
Attraverso la pratica del judo si può apprendere un particolare uso della forza e dell'energia (Seiryoku Zen'yo) che può trovare applicazioni anche al di fuori del judo stesso.
Il combattimento nel judo trascende il consueto significato di "agonismo" per approdare ad un concetto molto più ampio di "collaborazione" in cui entrambe le persone partecipano al fine di raggiungere un risultato comune molto più grande. Il judo può essere anche sport, ma non é questa la sua finalità. Ecco perché si ritiene più coerente parlare di "judo tradizionale" in alternativa (non in contraddizione) ad un "judo sportivo".
Oggi il judo tradizionale si pone alla società contemporanea come una esperienza multiforme attraverso cui é possibile allenare corpo e spirito ai fine di una migliore armonia di entrambe. Praticando il judo si impara a conoscere gli altri e soprattutto sé stessi. Come uno specchio, il judo riflette la nostra anima e ci costringe a guardarla senza veli, così com’é e questo ci permette di affrontare meglio la vita.














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